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TRATTORIA ANTICA CORTE DI CORTEMAGGIORE (PC): CARNE O PESCE LA SPECIALITA' E' NEL PIATTO PDF Stampa E-mail

ImageAll’ombra della grande e maestosa Collegiata, elevata nel 2008 al rango di Basilica, dedicata a Santa Maria delle Grazie, si trova questo locale storico di Corte Maggiore (Trattoria Antica Corte di Curtis Major) che già il nome annuncia la tipicità del luogo della bassa piacentina.

L’esterno parla subito di se stesso, con le porte che segnano il tempo, ma rimesse a nuovo, stile inglese, poi il particolare logo storico del locale in terracotta, e il marchio moderno di “Qualità Italiana” conferito già nel 2006.

L’interno si presenta con due sale di diverse dimensioni, ben arredate, non sfarzose e che conservano tutta la storicità del locale con foto e quadri che parlano di Cortemaggiore dal 1400 ai giorni nostri e l’influenza Verdiana anche in questi luoghi. Cortemaggiore era il capoluogo del Contado Aucense, territorio del Pallavicino, che comprendeva gli attuali comuni di Busseto, Besenzone, Villanova sull'Arda, Monticelli d'Ongina, Castelvetro Piacentino, Polesine Zibello, Fidenza, Salsomaggiore Terme, Roccabianca, Noceto, Medesano, Varano de' Melegari.

ImageLa Trattoria Antica Corte, al piano superiore del locale, dispone di un salone per le feste, eventi, e avvenimenti come l’Asparago Piacentino che si tiene in primavera, quella del tortello a settembre, con la partecipazione di giornalisti, autorità e commensali provenienti dai luoghi più impensabili del lombardo – veneto e emiliano - romagnolo.

La cucina, tutta espressa, fatta al momento e di loro produzione, è improntata alla tipicità piacentina e emiliana e con una specialità di pesce di mare, veramente eccellente, che richiama le origini dello Chef di provenienza Marchigiana. Non solo, per gli amanti di questa cucina che vogliono caratterizzare il loro pranzo o cena in casa, possono acquistare i piatti del menù settimanale del ristorante, presso la loro Gastronomia, adiacente al locale.
La cucina di Nazzareno fornisce prodotti sottovuoto, sempre di loro produzione, in mono porzioni, per gastronomie e locali di diversi comuni dell’ex contado, che propongono piatti sia caldi che freddi.

ImageArtefici di questo miracolo culinario sono i coniugi Nazzareno Cartechini (Marchigiano) e sua Moglie Gabriella Casali (Piacentina) che conosciutisi nel 1973 hanno dato vita a questa attività sempre più apprezzata da commensali di tutte le età e ceto sociale.
Nazzareno, nativo di Montecassiano (Macerata), porta con se un’esperienza professionale di oltre 40 anni sempre più sviluppata nella cucina di pesce di mare e in quella piacentina ed emiliana.
Gabriella, nativa di Casali di Morfasso (Piacenza), dal 1973 si dedica alla cucina tipica piacentina, alla gestione della sala e gestione del personale.
Si avvalgono di collaboratori collaudati e così da tempo troviamo in cucina Sara, mentre in sala, Donatella (caposala), Alberta e Eleonora.

ImageLa Cucina si divide in due tronconi di proposte, Pesce e Carne, proponendo una serie di Antipasti di pesce di mare e salumi piacentini e parmensi. Nei secondi piatti tipici sono i Ravioli di scampi al timo (di loro produzione), i tagliolini con capesante e rucola, riso ai frutti di mare, gli spaghetti allo scoglio. Non mancano i tortelli piacentini del Petrarca, i pisarei e fasò, gli spaghetti alla pugno chiuso, le lasagne di casa (una vera leccornia).  Per i Secondi Piatti, speciale è il fritto di calamari e gamberi, così la treccia di branzino con capesante e gamberi, il filetto di orata alle melanzane, il branzino alla brace, la grigliata mista di pesce. Di converso si propone la tagliata di manzo, il filetto di manzo allo speck, il nodino di vitello alla parmigiana, la fiorentina alla brace e altre specialità da provare in loco.
Si propongono piatti unici come il Riso in pilaf alle verdure con misto di pesce in guazzetto e la Paella alla Valenciana, la Costata di manzo al rosmarino con verdure di stagione.  Il Menù segnala gli allergeni, glutine, latticini, molluschi, crostacei. Buona la proposta di formaggi e dessert, la carta dei vini e il rapporto qualità/prezzo.

Da visitare la Basilica di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa dei frati della SS. Annunziata, con il suo chiostro, il refettorio e i giardini all’italiana e la Piazza Centrale con i suoi portici.

per info:Trattoria Antica Corte
Via Manfredi  n. 5
Cortemaggiore (Pc)
Contatti: Telefono 0523.836833
e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Caratteristiche:
Ristorante Tipico Piacentino Emiliano con Gastronomia
Chiusura:
Il Lunedì sera e Martedì
Referenti:
Gabriella Casali e Nazzareno Cartechini

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DA CREMA O DA CREMONA LA NUOVA EDIZIONE DEL TOURING DEL GUSTO DE IL BONTA’ 2018 INIZIA DAL BALURDU PDF Stampa E-mail

ImageAd aprire la sfida, per contendersi il podio de il Bontà, è il Ristorante “Al Balurdù” , vincitore della scorsa edizione con il Tortello Cremasco, che ha accettato la disfida culinaria che si terrà durante tutto il 2018, basata con piatti a base  d’Oca, oppure di Faraona, Pernice o Quaglia, secondo la tradizione locale o il talento dello chef.

Si tratta di proporre alla ristorazione un menu basato su uno o più di questi volatili che, abbinati a vini appropriati, saranno scelti dai commensali (in apposite serate) votando, su una scheda, il piatto e il vino maggiormente preferito per qualità e accoppiamento.

La scelta di questi volatili presenti sulla tavola Italiana (sottolinea Osvaldo Murri, enogastronomo e autore dell’Evento), risale ai tempi dei tempi dove la “caccia” era un necessità naturale per l’alimentazione umana e dove le sue carni, saggiamente trattate e cucinate, garantivano la sussistenza per lungo periodo. ImageE’ l’esempio del salame d’oca, oppure della faraona affumicata, oppure la pernice marinata, e la quaglia in ragò.

Lo scopo in questa edizione del il Bontà 2018 è quello di chiamare la ristorazione a riproporre nei loro locali e nei loro menù questi volatili, secondo la tradizione del territorio e la bravura del cuoco o dello chef, riproponendo la cacciagione come componente nobile dell’alimentazione umana.

Così, venerdì 30 marzo 2018 alle ore 20,00 una cinquantina di commensali e giornalisti, hanno testato i piatti proposti dalla cucina del Balurdù  con questa sequenza:
Salame Cremasco della tradizione;
Risotto con le quaglie; 
L’Oca al forno
ImageLa Faraona ripiena nella trazione Cremasca dei “sabbioni”
a conclusione della serata il sorbetto del Balurdù a base di agrumi.
I vini abbinati sono stati quelli dell’Azienda “Bottega” di Treviso, selezionati per l’occasione da Massimo Mascherpa di Castelleone.
Erano presenti giornalisti di varie testate e il Dottor Piero Zagara, già direttore di Ospitalità Italiana, Ristoranti Italiani nel Mondo.

A conclusione della serata, il piatto più votato, sarà presentato al Bontà il 12 novembre 2018 a Cremona, presso il Padiglione-2 di Cremona Fiere, per confrontarsi con analoghi piatti provenienti dalle altre 13 province, ovvero, Asti, Savona, Alessandria, Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Cremona, Mantova, Parma, Piacenza, Lodi, Pavia.

La disfida sarà all’ultima forchetta, ricca di storia, cultura e sapori che si svolgerà presso l’Area “Eventi” dell’Ente Fiera di Cremona.  Qui si potranno assaggiare queste leccornie, appositamente predisposte da 50 chef, per questo particolare evento.

ECCO I VOTI DEI COMMENSALI E DEI GIORNALISTI
VINO VENEDIKA' 7,57
RISOTTO CON LE QUAGLIE 8,50
L'OCA AL FORNO 8,55
FARAONA RIPIENA 7,60

NB. Voti min. 6,50 - max. 10,00

RIEPILOGO
1 posto: OCA AL FORNO voti: 8,55
2 posto: RISOTTO CON LE QUAGLIE voti: 8,50
3 posto: FARAONA RIPIENA voti: 7,60
Vino: VENEDIKA' DOC voti: 7,57

La Trattoria "Al Balurdù" entra a pieni voti 8,55 al Bontà per la premiazione, che si terrà il 12 novembre 2018 a Cremona Fiere.
Il Vino "Venedikà" dell'Azienda "Bottega", il migliore abbinamento.

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DA ALFONSO: DA CREMONA A PESCHIERA DEL GARDA IL PESCE E’ DI MARE PDF Stampa E-mail

ImageLa Storia di questo Ristorante con Pizzeria è strettamente legata al titolare del locale, artefice professionale di un'esperienza familiare più unica che rara. Eccola.

Alfonso Mosca, nativo di Pagani, in provincia di Salerno (Na), cuoco e pizzaiolo doc, sin dalla giovane età, si forgia professionalmente con  i migliori maestri della pizza e della cucina partenopea.  Una volta “pronto” professionalmente, decide di mettersi alla prova, proponendosi sul mercato del nord d’Italia, luogo ideale per far conoscere la cucina e i prodotti salernitani e il proprio talento.

Sceglie Cremona, per la particolarità di questa Cittadina e la sua provincia (agricola e industriale)e sperimenta la sua prima attività a Crema, (cittadina a sud di Cremona) nel 1983, al ristorante pizzeria La Luna. 

ImageDopo un’ulteriore esperienza al Rusticone nel 1985, si trasferisce a Vescovato (cittadina a nord di Cremona) e prende in gestione il ristorante pizzeria con forno a legna “Gennar”, dove rimane per 20 anni e riscuotendo un enorme successo.

L’intera famiglia  (Raffaella la moglie, Domenico, Alessandro, Amintore, i figli) diviene l’artefice dell’evoluzione del locale che per gustare la loro cucina e le loro pizze bisognava prenotarsi. Tipica la proposta della pizza a metro con varie e pluri farciture, la pizza ovale con prodotti salernitani e i tipici come i “friarielli”, la mozzarella di bufala campana, i pomodori di San Marzano, la vera pizza alla napoletana e la margherita, sconosciute ai più per composizione, farciture e cotture. L'intreccio, tipico calzone Sorrentino con friarielli, salsiccia e mozzarella di bufala campana; la pizza Mediterranea composta da pomodoro pachino, mozzarella di bufala campana, origano, olio di oliva extravergine di oliva.
La cucina si caratterizza per le proposte a base di pesce di mare con paste, zuppe, fritture e novità al forno, piacevoli e succulenti.

ImageMa Alfonso è sempre un’anima inquieta, e si specializza anche nella formazione di pizzaioli e gestione e sviluppo delle attività di ristorazione e di pizzeria, portando il suo “marchio” all’apice della sua attività imprenditoriale.

Ma il passo più audace Mosca Alfonso lo fa nel 2012 trasferendosi ed acquistando un immobile a Peschiera del Garda e trasformandolo in un ampio ristorante con pizzeria, in grado di soddisfare le esigenze di circa trecento commensali. Qui il successo è enorme richiamando presso il suo locale clienti e amanti del pesce di mare provenenti dalle più lontane località.  E’ il luogo adatto per famiglie, comitive, gruppi di qualsiasi età e ceto sociale e turisti esteri.  Il locale è onorato con presenze di personaggi del cinema, dello spettacolo e della televisione (Catia Ricciarelli, Bobby Solo, ecc.) senza per questo variare qualità e prezzo praticato.

Insomma, una avventura che nasce e si forgia a Cremona per 30 anni, e che si sviluppa a Peschiera del Garda (Vr) con enorme successo. Ne sono prova dei riconoscimenti ottenuti alla professione, alla qualità e tipicità della cucina italiana, all’incoronazione come Re delle Pizza e recentemente, il Premio il Bontà 2017, con il tortello ripieno di pesce, condito con sugo alla Salernitana.

(provato il 08-03-2018)

Ristorante Da Alfonso - SCHEDA
Nome: Da Alfonso
Indirizzo: Via Martiri del Lavoro di Marcinelle, 3 - 37019 Peschiera del Garda VR
Contatti: Telefono 045 755 0122 - www.pizzeriadaalfonso.it 

CARATTERISTICHE 
Ristorante con Pizzeria della tradizione Salernitana
Chiusura: Il Lunedì
LA PAGELLA
• Cucina 25/30
• Cantina 20/30
• Servizio 15/20
• Locale 16/20
• Prezzo medio Euro 35,00
Referenti : Mosca Alfonso

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LOCANDA BEDO: LO SCRIGNO DELLA TRADIZIONE E QUALITA’ A BRONI - IN OLTREPO PAVESE (PV) PDF Stampa E-mail

ImageQuesto Ristorante si trova al centro di Broni, piccola cittadina vitivinicola dell’Oltrepo Pavese, in provincia di pavia, è segnalata come locanda (vi sono una decina di camere da letto) ed è collocata in un edificio di inizio 1900 dove già transitava un piccolo fiume di nome Bedo oggi ricoperto.

Stiamo parlando della “Locanda Bedo”, piccolo e moderno ristorante italiano che propone una cucina tipica di territorio, un po’ rivisitata, arredata professionalmente con una dozzina di tavoli, dove domina una grande cammino alimentato a legna a far da sfondo rinascimentale nell’era moderna.

L’ingresso è all’inglese, doppia porta per conservare le temperature interne sia nell’estate che in inverno, campanello esterno, un mini salotto che divide la sala del ristorante strutturata a elle, la luce interna è naturale più quella aziendale che si Imagesposano perfettamente realizzando un ambiente caldo, accogliente e piacevole.

I servizi igieni sono da ristorante stellato con tutti i confort che richiede, il personale di sala giovanile e tutto al femminile, accoglie il cliente e lo assistono con riservatezza, mentre, in cucina cuore pulsante della Locanda è nelle mani di un cuoco esperto e di alta professionalità compresa la pasticceria.

Cagnoni Flavio, 43 anni, nativo di Broni e con una esperienza  ventennale in Costa Smeralda in Sardegna in un Ristorante Albergo a 5 stelle, in Valle D’Aosta in un Ristorante Albergo a 4 stelle  a Pavia allo Storico Ristorante “Locanda Vecchio Mulino”  in qualità di chef addetto ai primi piati, ai dolci e salati. Qui si forgia per 16 anni con integrazione in tutte le postazioni di cucina conducendo una brigata di 7 persone.

ImageDa un mese affronta in proprio l’avventura di gestione e conduzione della “Locanda Bedo” di Broni (PV)con la proposta di piatti e pietanze che lascia il cliente sbalordito per qualità, preparazione e presentazione.

Menu e carta dei Vini sono all’essenziale, dividendo per i vini, quelli alla mescita e quelli a bottiglia intera, spaziando per entrambi con aziende e cantine di buona e ottima qualità.

La cucina propone piatti della tradizione pavese come i salumi di Varzi (lardo, salame, pancetta e coppa), salumi d’oca con fegato d’oca di Mortara, risotto e ravioli d’oca, ossobuco con risotto bianco, cotechino Pavese, stufato di manzo, stufato d’oca, peperoni di Voghera, costate  e cotolette alla pavese e altro che troverete di volta in volta nel menu di stagione. 

ImageNon manca il pesce di mare e di acqua dolce, così i dolci di loro produzione da non dimenticare. Ottimo il rapporto qualità prezzo separando quello da lavoro a 15,00 euro tutto compreso e menu alla carta da 35,00 vini inclusi, salvo ordinazioni particolari e vini speciali. Il locale può contenere massimo 40 persone e vale il consiglio di prenotare sempre.

Noi abbiamo provato questi piatti veramente da sballo: lardo, salamino pavese e pecorino- baccalà mantecato con patate, olio crudo e polenta scottata - risotto con spinaci, cozze e guanciale croccante - ossobuco pavese con risotto bianco - crema di zabaione, biscotto inzuppato, scaglie di caffè e cioccolato e vetro di zucchero caramellato con mandorle. Vini abbinati; riesling Oltrepo, pinot nero metodo classico, barbera pavese, e Cruasè 2010.

Potete vivere questa esperienza recandovi a Broni, Via Mazzini, 27 a Broni (Pv) Tel. 0385.250058 - chiusura il giovedì.

La Locanda Bedo è stata selezionata per partecipare alla 14a edizione del Touring del Gusto anno 2018, evento che si terrà a Novembre al Salone Nazionale della Qualità e Tipicità della Cucina Italiana, presso il padiglione 2 di Cremona Fiere.

La Locanda Bedo SCHEDA

Nome: Locanda Bedo
Indirizzo: Via Mazzini n. 27 - Broni (Pv)
Contatti: Telefono 0385250058
Caratteristiche: Trattoria della tradizione e del gusto Italiano
Chiusura: Il Giovedì
• Prezzo medio: Menu di lavoro 15,00 Euro vini compresi - Menu alla Carta Euro 35,00 vini compresi.
Referente: Cagnoni Flavio Chef

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TUTTA LA VERITA' SULLO CHAMPAGNE PDF Stampa E-mail

ImageSulle colline della bassa bresciana, dove nasce un Marzemino su suolo vulcanico, là dove la natura si è divertita a far emergere un altopiano, quello di Monte Netto, all’interno di una zona agricola piatta e uniforme, li, all’interno di una moderna cantina vocata alla produzione di vini rossi di alta qualità, si è compiuta la riscrittura del comune sapere, circa la scoperta storica e tecnologica dello Champagne.

Marco Chiesa, ricercatore Italiano, per due anni si è dato alla ricerca delle vere origini dello champagne, presentando l’esito della sua ricerca, in un libro piacevole e scorrevole. Tutto questo  all'interno della Cantina  dell'Azienda “San Michele” di Capriano del Colle, impressionando il folto pubblico presente, colto e interessato.

Il risultato dirompente di questa ricerca, ha messo in luce una distorsione storica rispetto alla nascita dello Champagne e il suo ideatore. Emerge, infatti, che non è vero che l’inventore dello champagne fu il Monaco Don Pérignon, anzi, Lui odiava i vini frizzanti, li combatteva e riteneva le bollicine un grave difetto della fermentazione e che andava eliminato, in tutti i modi, difetto inaccettabile nei vini bianchi fermi e di alto rango, così come li aveva pensati e progettati (1670).

ImageSe oggi possiamo parlare di Champagne questo lo si deve a due forti e coraggiose donne ( Madam Cliquot e Madam Luise Pommery) che grazie al loro spirito combattivo, fecero di questo “difetto” (sanzionato dal monaco don perignon) una risorsa, imprimendo così una svolta storica alla regione dello champagne proseguendo con la produzione di bollicine, apprezzate dalle corti dei reali di francia, dei nobili e delle famiglie aristocratiche, nonché estere come Inghilterra, l'Olanda, ilo Belgio, la Spagna e l'America.

Con l’introduzione in cantina di enologi di scuola moderna, in Cliquot e Pommery (1700), si sviluppo la produzione del vino fermentato studiando, inoltre, il modo di eliminare il fondo melmoso che la fermentazione produceva in bottiglia.

ImageNacque così il rumuage a testa in giù, di stappare ed espellere il feccioso, ricolmando la parte di vino espulso con vino pulito. Si svilupparono le tecniche per l’illimpidimento, l’utilizzo di bottiglie più resistenti alla pressione delle bollicine, l’introduzione del tappo di sughero e non più di legno, (Madam Cliquot). Si osò di predisporre lo champagne senza la liqueur (vino, cognac, zucchero), eliminando quantità diabetiche di zuccheri aggiunti, a fronte di un Brut Pommery Nature a 10 gr/l (Madam Luise Pommery).

La liqueur tradizionale utilizzata per gli champagne, espressa in percentuale, era composta in base al gusto degli amanti dello champagne: Inglesi  6-10%  Americani   10 – 15 %  Francesi e Tedeschi  15 – 18 %  Russi  25 – 30%
Ma quanto zucchero c’era nella liqueur. Secondo un ricettario dell’epoca, bisognava mescolare 150 kg di zucchero con 125 litri di vino e 10 litri di cognac, con il seguente dosaggio: Inglesi   30 – 50 g/l  Americani   50 – 75 g/l  Francesi e Tedeschi  75 – 90  g/l  Russi  125 – 150 g/l

ImageL’impulso alla produzione dello Champagne, espresso da Madam Cliquot e da Madam Luise Pommery, fece scattare l’intervento del Re Filippo d’Orleans che costrinse Dom Pérignon a tornare su i suoi passi e a dedicarsi alle fermentazione dello Champagne e realizzare vini più puliti in bottiglie più resistenti, con una presa di spuma più massiccia (1720).

Il feccioso, se pur ridotto, rimaneva in bottiglia e nel bicchiere, sopperendo per molto tempo con il cambio continuo del bicchiere, mantenendo però lo champagne strutturalmente dolce.

Per un cambiamento radicale dei gusti dello Champagne, bisogna aspettare gli anni 60, grazie agli inglesi che chiedevano massicciamente vini secchi, gli americani una via di mezzo (semi secchi) mentre i francesi ancora bloccati e amanti di vini dolci.  Nasce così la struttura delle categorie di Champagne, Brut, Sec,  Demi-Sec, Dry .

ImageQuesto ed altre dirompenti novità li possiamo leggere e scoprire, grazie a Marco Chiesa, ricercatore Italiano, con il suo libro ”Champagne reloaded”, cronaca di un successo inaspettato, composto da 160 pagine, 23 capitoli, di cui uno sul nuovo modo di degustare lo champagne e un altro capitolo con gli abbinamenti champagne e cibo,  con ricette dello stellato Italiano Alessandro Buffolino, Chef dell’Hotel Principe e Savoia di Milano.

Si è potuto degustare alcuni piatti presentati dallo Chef del Ristorante Nonnadori (Signora Laura) e l’abbinamento con due Champagne distribuiti dall’azienda Tenuta San Michele e con il meraviglioso e pluripremiato Eclettico Marzemino Autoctono in Purezza.
Brut Séléction
Varietà delle uve e vigneti:
60% Pinot Meunier
40% Pinot Noir
Il 35% di ogni varietà proviene da vini di riserva delle annate precedenti affinati in botte.
Tipologia del terreno: argilloso-calcarei a Mardeuil, Damery, Fleury-la-Rivière
Età delle vigne: 25 – 45 anni
Dosaggio: 8 gr./l.
Permanenza sui lieviti: minimo 25 mesi e

Imagel’Extra Brut Caractères
Varietà delle uve e vigneti:
Pinot Meunier
Pinot Noir
Chardonnay
L’80% di ogni varietà proviene da vini di riserva delle annate precedenti affinati in botte e il
20% da vini d’annata.
Tipologia del terreno: argilloso -calcarei a Mardeuil, Damery, Fleury-la-Rivière
Età delle vigne: 25 – 45 anni
Dosaggio: 4 gr./l.
Permanenza sui lieviti: minimo 40 mesi

Marzemino Eclettico Autoctono in Purezza
Varietà delle uve e vigneti:
Marzemino 100%
Lavorazione in vasche di acciaio inox
Affinamento e in vasche di cemento vetrificato e poi in bottiglia
Tipologia del terreno:
L'altitudine massima del rilievo è di 133 m slm
Monte Netto è composto da argille sommitali del Quaternario con colorazione azzurro-giallastra, mentre lo strato inferiore è composto da sabbia grigia con ghiaia a grosse lenti per lo più calcaree.
Età delle vigne 20-40 anni

ImageInoltre, Il saggio di Marco Chiesa mette in luce tutta la tragica storia dello Champagne durante le due guerre mondiali, con saccheggi e ruberie perpetrate dalle truppe tedesche e l’immane difesa da parte della popolazione francese nel sottrarre lo champagne agli invasori, costruendo vere città sotterranee per questo scopo.

Si mette a nudo la lotta delle famiglie della regione dello champagne contro il tentativo da parte delle autorità del tempo (1910) di lasciare fuori la zona agricola di AUBE, innescando così una vera insurrezione delle popolazioni del luogo, con incendi di vigne, botti di vino rovesciate, cantine delle famiglie avverse date alle fiamme e l’intervento di 40mila militari per sedare la rivolta. Solo nel 1914 si riconosce la regione dello Champagne come è oggi.

Ultimo ma non ultimo, è il senso dell’appartenenza che ha poi caratterizzato aziende, vignaioli, famiglie e contadini durante l’invasione nazista in francia, con la realizzazione del più grande consorzio vitivinicolo cha la storia conosca: CIVC (comitato interprofessionale del vino di champagne) 12 aprile 1941.

Un saggio, quello di Marco Chiesa, che si presta alla lettura tutto in un fiato, è ricco di fatti e di storia che non conoscevamo e che piacevolmente ti induce a scoprire.

PER MAGGIORI INFO: AZIENDA  SAN MICHELE
di: Mario Danesi
Via Parrocchia, 57
25020  Capriano del Colle (BS)
Telefono: 030.9444091 – 339.1395296
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Web:
https://www.sanmichelevini.it

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