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ImageSulle colline della bassa bresciana, dove nasce un Marzemino su suolo vulcanico, là dove la natura si è divertita a far emergere un altopiano, quello di Monte Netto, all’interno di una zona agricola piatta e uniforme, li, all’interno di una moderna cantina vocata alla produzione di vini rossi di alta qualità, si è compiuta la riscrittura del comune sapere, circa la scoperta storica e tecnologica dello Champagne.

Marco Chiesa, ricercatore Italiano, per due anni si è dato alla ricerca delle vere origini dello champagne, presentando l’esito della sua ricerca, in un libro piacevole e scorrevole. Tutto questo  all'interno della Cantina  dell'Azienda “San Michele” di Capriano del Colle, impressionando il folto pubblico presente, colto e interessato.

Il risultato dirompente di questa ricerca, ha messo in luce una distorsione storica rispetto alla nascita dello Champagne e il suo ideatore. Emerge, infatti, che non è vero che l’inventore dello champagne fu il Monaco Don Pérignon, anzi, Lui odiava i vini frizzanti, li combatteva e riteneva le bollicine un grave difetto della fermentazione e che andava eliminato, in tutti i modi, difetto inaccettabile nei vini bianchi fermi e di alto rango, così come li aveva pensati e progettati (1670).

ImageSe oggi possiamo parlare di Champagne questo lo si deve a due forti e coraggiose donne ( Madam Cliquot e Madam Luise Pommery) che grazie al loro spirito combattivo, fecero di questo “difetto” (sanzionato dal monaco don perignon) una risorsa, imprimendo così una svolta storica alla regione dello champagne proseguendo con la produzione di bollicine, apprezzate dalle corti dei reali di francia, dei nobili e delle famiglie aristocratiche, nonché estere come Inghilterra, l'Olanda, ilo Belgio, la Spagna e l'America.

Con l’introduzione in cantina di enologi di scuola moderna, in Cliquot e Pommery (1700), si sviluppo la produzione del vino fermentato studiando, inoltre, il modo di eliminare il fondo melmoso che la fermentazione produceva in bottiglia.

ImageNacque così il rumuage a testa in giù, di stappare ed espellere il feccioso, ricolmando la parte di vino espulso con vino pulito. Si svilupparono le tecniche per l’illimpidimento, l’utilizzo di bottiglie più resistenti alla pressione delle bollicine, l’introduzione del tappo di sughero e non più di legno, (Madam Cliquot). Si osò di predisporre lo champagne senza la liqueur (vino, cognac, zucchero), eliminando quantità diabetiche di zuccheri aggiunti, a fronte di un Brut Pommery Nature a 10 gr/l (Madam Luise Pommery).

La liqueur tradizionale utilizzata per gli champagne, espressa in percentuale, era composta in base al gusto degli amanti dello champagne: Inglesi  6-10%  Americani   10 – 15 %  Francesi e Tedeschi  15 – 18 %  Russi  25 – 30%
Ma quanto zucchero c’era nella liqueur. Secondo un ricettario dell’epoca, bisognava mescolare 150 kg di zucchero con 125 litri di vino e 10 litri di cognac, con il seguente dosaggio: Inglesi   30 – 50 g/l  Americani   50 – 75 g/l  Francesi e Tedeschi  75 – 90  g/l  Russi  125 – 150 g/l

ImageL’impulso alla produzione dello Champagne, espresso da Madam Cliquot e da Madam Luise Pommery, fece scattare l’intervento del Re Filippo d’Orleans che costrinse Dom Pérignon a tornare su i suoi passi e a dedicarsi alle fermentazione dello Champagne e realizzare vini più puliti in bottiglie più resistenti, con una presa di spuma più massiccia (1720).

Il feccioso, se pur ridotto, rimaneva in bottiglia e nel bicchiere, sopperendo per molto tempo con il cambio continuo del bicchiere, mantenendo però lo champagne strutturalmente dolce.

Per un cambiamento radicale dei gusti dello Champagne, bisogna aspettare gli anni 60, grazie agli inglesi che chiedevano massicciamente vini secchi, gli americani una via di mezzo (semi secchi) mentre i francesi ancora bloccati e amanti di vini dolci.  Nasce così la struttura delle categorie di Champagne, Brut, Sec,  Demi-Sec, Dry .

ImageQuesto ed altre dirompenti novità li possiamo leggere e scoprire, grazie a Marco Chiesa, ricercatore Italiano, con il suo libro ”Champagne reloaded”, cronaca di un successo inaspettato, composto da 160 pagine, 23 capitoli, di cui uno sul nuovo modo di degustare lo champagne e un altro capitolo con gli abbinamenti champagne e cibo,  con ricette dello stellato Italiano Alessandro Buffolino, Chef dell’Hotel Principe e Savoia di Milano.

Si è potuto degustare alcuni piatti presentati dallo Chef del Ristorante Nonnadori (Signora Laura) e l’abbinamento con due Champagne distribuiti dall’azienda Tenuta San Michele e con il meraviglioso e pluripremiato Eclettico Marzemino Autoctono in Purezza.
Brut Séléction
Varietà delle uve e vigneti:
60% Pinot Meunier
40% Pinot Noir
Il 35% di ogni varietà proviene da vini di riserva delle annate precedenti affinati in botte.
Tipologia del terreno: argilloso-calcarei a Mardeuil, Damery, Fleury-la-Rivière
Età delle vigne: 25 – 45 anni
Dosaggio: 8 gr./l.
Permanenza sui lieviti: minimo 25 mesi e

Imagel’Extra Brut Caractères
Varietà delle uve e vigneti:
Pinot Meunier
Pinot Noir
Chardonnay
L’80% di ogni varietà proviene da vini di riserva delle annate precedenti affinati in botte e il
20% da vini d’annata.
Tipologia del terreno: argilloso -calcarei a Mardeuil, Damery, Fleury-la-Rivière
Età delle vigne: 25 – 45 anni
Dosaggio: 4 gr./l.
Permanenza sui lieviti: minimo 40 mesi

Marzemino Eclettico Autoctono in Purezza
Varietà delle uve e vigneti:
Marzemino 100%
Lavorazione in vasche di acciaio inox
Affinamento e in vasche di cemento vetrificato e poi in bottiglia
Tipologia del terreno:
L'altitudine massima del rilievo è di 133 m slm
Monte Netto è composto da argille sommitali del Quaternario con colorazione azzurro-giallastra, mentre lo strato inferiore è composto da sabbia grigia con ghiaia a grosse lenti per lo più calcaree.
Età delle vigne 20-40 anni

ImageInoltre, Il saggio di Marco Chiesa mette in luce tutta la tragica storia dello Champagne durante le due guerre mondiali, con saccheggi e ruberie perpetrate dalle truppe tedesche e l’immane difesa da parte della popolazione francese nel sottrarre lo champagne agli invasori, costruendo vere città sotterranee per questo scopo.

Si mette a nudo la lotta delle famiglie della regione dello champagne contro il tentativo da parte delle autorità del tempo (1910) di lasciare fuori la zona agricola di AUBE, innescando così una vera insurrezione delle popolazioni del luogo, con incendi di vigne, botti di vino rovesciate, cantine delle famiglie avverse date alle fiamme e l’intervento di 40mila militari per sedare la rivolta. Solo nel 1914 si riconosce la regione dello Champagne come è oggi.

Ultimo ma non ultimo, è il senso dell’appartenenza che ha poi caratterizzato aziende, vignaioli, famiglie e contadini durante l’invasione nazista in francia, con la realizzazione del più grande consorzio vitivinicolo cha la storia conosca: CIVC (comitato interprofessionale del vino di champagne) 12 aprile 1941.

Un saggio, quello di Marco Chiesa, che si presta alla lettura tutto in un fiato, è ricco di fatti e di storia che non conoscevamo e che piacevolmente ti induce a scoprire.

PER MAGGIORI INFO: AZIENDA  SAN MICHELE
di: Mario Danesi
Via Parrocchia, 57
25020  Capriano del Colle (BS)
Telefono: 030.9444091 – 339.1395296
e-mail:   Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo  
Web:
https://www.sanmichelevini.it

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